“Ci sono notti che non accadono mai” scriveva Alda Merini.
In questo 2024, invece, una notte così, è accaduta.
Per parlare di questo 2024, non posso partire dalla sera del 22 aprile, dalla notte della seconda stella, del derby vinto, dello scudetto conquistato, del sogno di un bambino realizzato.
È stato un anno ricco di emozioni, quasi tutte belle, tante e diverse, sotto ogni aspetto, ma quella notte, resterà davvero unica. E al suo fianco ci posso aggiungere la sera in cui abbiamo dormito per la prima volta nella nuova casa. Anzi, nella nostra nuova casa. A fine gennaio. Iniziava questo 2024 e finivano finalmente i lavori. Sfiancanti. Mentalmente uno dei passaggi più complessi degli ultimi anni. L’esperienza che mi ha realmente traghettato nella “adultezza” come ho deciso di definirla in quei giorni.
Il ritorno in questa casa da proprietario ancora oggi mi sfugge. Continuo ad aprire la porta di questo appartamento e a immaginare di vederlo come è sempre stato prima. Ancora oggi, il suo aspetto stravolto non mi quadra. Mi piace, ma mi ci devo abituare.
È stato l’anno della casa nuova e del trasloco, ma anche dei viaggi. Tantissimi. Da Parigi a Washington, passando per Milano, Vienna, Barcellona 20 anni dopo, Cipro, Praga, Quito e la metà del mondo, fino ai mercati di Natale a Rovereto e Verona. Un viaggio che si è snodato in modo quasi sistematico, mese dopo mese e che fortunatamente proseguirà con due tappe già stabilite a inizio 2025, per non perdere l’abitudine, con Valencia e il ritorno a Budapest dopo oltre 12 anni.
È stato un anno di lavoro vero. Pesante e con declinazioni nuove. L’anno in cui ho capito quanto sia difficile essere capo di qualcuno. Quanto soprattutto è complesso dover gestire le persone. Ma questo è stato il grande insegnamento del 2024 a livello lavorativo. È stato l’anno dell’operazione al neo e dei suoi tanti disguidi, l’anno delle Olimpiadi e di pensare al futuro con un fondo pensionistico. Un anno anche pieno di rotture di coglioni. Un 2024 in cui, come non mai, ho capito di non essere fortunato nelle sfumature, nelle banali situazioni, nelle apparenti sciocchezze.
Ho rinnovato un passaporto e ne ho messo da parte uno pieni di timbri. Ho letto poco e scritto meno e questo mi pesa. Ho finalmente adibito un armadio intero a tutte le maglie dell’Inter appese in ordine rigorosamente cronologico. Lo avevo sempre immaginato, nella casa nuova, l’ho fatto.
È stato l’anno della Stella, dicevo all’inizio. Impossibile da spiegare e ancora oggi un evento che mi domando se possa essere davvero successo. Un lunedì freddo e autunnale, malgrado fosse affacciato quasi su maggio. Un lunedì in cui ho intervistato alla mattina Lino Banfi e guardato il mio orologio non so quante volte in attesa delle 20:45. Ricordo ogni dettaglio di quella giornata, fino alla corsa finale sotto la pioggia senza scarpe sotto casa. Come da bambino in questo stesso cortile, ma quella sera ero uno di 37 anni che era contento di vedere il bambino di una volta, felice.
La aspettavano in molti quella corsa, io più di tutti, così come la festa sei giorni dopo. La nostra grande festa.
È stato un sacco di cose questo 2024 e fra anni, molto probabilmente, lo ricorderemo come un grande termine di paragone.
Buon 2025.