Non so cosa resterà di questi mesi, di questo inizio di 2026.
Mi domando come sarà ripensare a questi ultimi 60 giorni fra un po’ di tempo, a fine anno o magari nel 2028, o nel 2045.
Ultimamente mi è capitato di rileggere diversi post del 2016, in particolar modo di quella estate, e nel ripercorrere certe storie sono riaffiorate delle emozioni precisamente come in quel tempo.
È stato bello tornare a quei momenti e ho capito la meraviglia di avere questo archivio, questo mondo che sta lì, nel caso a ricordarmi come è andata o come ne sono venuto fuori.
Gli ultimi due mesi sono stati un cumulo di rarissima pressione. Mai vissuta prima.
Peggio del Conclave perché più lunghi e estenuanti, più pericolosi e più faticosi, senza la necessaria scarica di adrenalina che nei 28 giorni a cavallo di aprile e maggio scorso furono fondamentali a tenere la barra dritta.
In questo scenario, non c’è stato nulla di ciò, ossia la parte bella, quella storica che ti passa sotto gli occhi. Qua è stato solo un casino, un labirinto di domande, di gente che ti parla, ti cerca e ti chiede costantemente qualcosa. Essere il “primo ministro in pectore” è qualcosa che non mi attendevo di vivere mentre stappavo lo spumante a capodanno, soprattutto esserlo pochi giorni dopo. Ho capito come nei momenti di cambiamento ognuno pensi solo a se stesso. Ognuno cerca di ottenere quanto di meglio, ognuno bada alla sostanza più pura. Giusto, legittimo, ma fastidioso quando sei l’interlocutore di questa gente.
Non so cosa succederà, non so dove andremo, non so quanto toccherà attendere. So solamente quanto tutto è stato complesso finora, quanto sia frustrante non poter dare delle risposte, e non sapere da che parte ci si stia realmente dirigendo.
Ho dormito pochissimo, mangiato meno, visto e vissuto l’ufficio più del dovuto. Sarà ancora così? Non lo so.
Migliorerà? Dubito.
“Perché fatta l’Italia, toccherà fare gli italiani” e quindi tante dinamiche proseguiranno, forse con una veste leggermente diversa.
Chissà come sarà leggere queste righe fra un po’ di tempo.
Chissà…